Storia (Capo Zafferano)

Sulla costa del promontorio si aprono alcune grotte che hanno restituito resti ossei di Elephas mnaidriensis insieme a materiali litici del Paleolitico superiore e frammenti ceramici assimilabili alla Cultura di Castelluccio. Una delle prime menzioni del promontorio, la cui etimologia è riconducibile all'arabo za'farān, è dovuta a Camillo Camilliani nel 1584: «Di quivi comincian ad inalzarsi le rupi che sono eminentissime, quali formano un altissimo monte spiccato intorno et detto Capo di Zaffarana, nella superficie del quale è fabricata una pìcciola torretta di guardia (...) questo Capo è lontano dal Castello di Solanto tre miglia sotto al quale è una grotta detta Secca, e Cala dell’Asta di rocche altissime, appresso della quale c’è un altro ridotto detto La Croce per due bregantini et giunta d’esso si vede Cala del Vonico simile alla passata, e poco discosto la Cala della Palomba con due Cale di Mongerbino atte ognuna a donar ricetto a due bregantini».

 

 

Territorio

Da un punto di vista geologico, il promontorio rappresenta una propaggine dei Monti di Palermo, risultante dalla sovrapposizione tettonica di due principali domini: la Piattaforma Carbonatica Panormide, calcareo-dolomitica, e il Bacino Imerese, silico clastico. Il promontorio di Capo Zafferano e il contiguo Monte Catalfano, con una superficie complessiva di 321,66 ettari, sono stati dichiarati Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.), in base alla Direttiva Habitat 92/43/CEE.
Lungo la fascia litoranea, caratterizzata da scogliere sottoposte all'azione dell'aerosol marino, si insedia una fitocenosi caratterizzata dall'endemico Limonium bocconei cui si associano diverse altre entità alofite quali Crithmum maritimumLotus cytisoides e Plantago macrorrhiza.
Nella fascia sublitoranea si osserva una macchia a dominanza di Chamaerops humilisPistacia lentiscus ed Euphorbia dendroides, che talora degrada in praterie dominate da Hyparrhenia hirta.

Lungo le pareti rocciose, per la maggior parte esposte a settentrione, si insedia una vegetazione rupicola che annovera tra le specie presenti diverse entità endemiche o di particolare interesse fitogeografico quali Dianthus rupicolaIberis semperflorensAsperula rupestrisCentaurea ucriaeBrassica rupestrisSeseli bocconi e Lithodora rosmarinifolia.

Storia (Secca della Formica - Porticello)

Ad un miglio a largo di Porticello, incantevole esempio di ciò che la natura sottomarina è in grado di generare e al tempo stesso muto testimone di tanti naufragi e di vite umane perdute.
sul versante che guarda verso il castello di Soltanto e ci spingiamo sino a -30 varcando quello che ci sentiamo di definire il giardino delle maestose paramuricee i cui ventagli rossi, agitati dalla corrente, si muovono lentamente con i polipi espansi per cercare di catturare il loro nutrimento.
A circa 30 metri di profondità, su un fondale estremamente sconnesso e semicoperto dal fango, trovarono una targhetta di ottone in gran parte corrosa dall'ossido. Per il desiderio di decifrarla subito ne strofinarono a lungo la superficie con i guanti fino a quando l'intera incisione divenne leggibile: "I subacquei palermitani ai loro amici scomparsi in mare - 1965".