Storia

La riserva è stata istituita nel 2002 con il D.M. 24 luglio 2002, pubblicato nella GURI n. 285 del 5 dicembre 2002. La gestione della riserva è stata affidata provvisoriamente alla Capitaneria di Porto di Palermo con il D.M. 21 marzo 2003.
Secondo l'articolo 3 del D.M. 24 aprile 2002, le finalità dell'area marina protetta sono:

 

  • a) la protezione ambientale dell'area marina interessata
  • b) la tutela e la valorizzazione delle risorse biologiche e geomorfologiche della zona
  • c) la diffusione e la divulgazione della conoscenza dell'ecologia e della biologia degli ambienti marini e costieri dell'area marina protetta e delle peculiari caratteristiche ambientali e geomorfologiche della zona
  • d) l'effettuazione di programmi di carattere educativo per il miglioramento della cultura generale nel campo dell'ecologia e della biologia marina
  • e) la realizzazione di programmi di studio e ricerca scientifica nei settori dell'ecologia, della biologia marina e dellatutela ambientale, al fine di assicurare la conoscenza sistematica dell'area
  • f) la promozione di uno sviluppo socio-economico compatibile con la rilevanza naturalistico-paesaggisticadell'area, anche privilegiando attività tradizionali locali già presenti. Nell'ambito dell'azione di promozione di uno sviluppo compatibile con le predette finalità, la disciplina delle attività relative alla canalizzazione dei flussi turistici, alle visite guidate e ai mezzi di trasporto collettivi, potrà prevedere che le predette attività vengano svolte prioritariamente o esclusivamente dai residenti e da imprese avente sede nei Comuni ricadenti nell'area marina protetta

Con Decreto Ministeriale 24 aprile 2012, pubblicato in GU n. 200 del 28 settembre 2012, la gestione dell'area marina protetta è definitivamente affidata al Consorzio di gestione, mentre la Capitaneria di Porto di Palermo assume un ruolo di supporto.

Territorio

L'area marina protetta abbraccia due settori geografici adiacenti: ad Ovest il Golfo di Palermoe ad Est la costa compresa fra Capo Gallo e Isola delle Femmine. Il primo settore, di Levante, è contenuto nella porzione Nord Occidentale del Golfo di Palermo: il golfo è delimitato sui due lati dai promontori calcareo-dolomitici di Monte Catalfano Monte Gallo, emersi dal mare in epoca terziaria, come è testimoniato da numerosi reperti fossili. Nel mezzo si protende il promontorio di Monte Pellegrino, della medesima natura geologica, terminante con la Punta Priola.

 Nel secondo settore, da Capo Gallo ad est fino all'Isolotto delle Femmine ad ovest, la costa si presenta alta e rocciosa nel tratto iniziale, compreso fra Capo Gallo e Punta Barcarello, più pianeggiante ed articolata in piccole baie (Sferracavallo e Cala Isola) e promontori rocciosi nel tratto finale. Il settore di ponente è caratterizzato dalla presenza di numerosi centri abitati e dunque di varie infrastrutture civili, quali porti, strade, la linea ferrata metropolitana, ecc... La fascia costiera è compresa interamente nei comuni di Palermo e Isola delle Femmine. Vi sono diverse teorie che riguardano l'origine del curioso nome "Gallo": secondo alcuni deriverebbe dall'antico termine punico gal ("montagna bassa"), secondo altri trarrebbe invece origine dalla presenza sulla pendici del monte di una popolazione numerosa di coturnici, detti “gaddi” in dialetto. E' invece certa l'origine geologica di questo massiccio montuoso, che risale a circa 150 milioni di anni fa, quando una scogliera madreporica emerse dalle acque di un mare tropicale formando un'isola che si saldò alla Sicilia soltanto 100.000 anni fa. Sottoposta per millenni all'influenza degli agenti meteorologici, la roccia calcareo-dolomitica del monte si è trasformata dando origine ad un paesaggio articolato, ricco di cunicoli, grotte, pozzi carsici.

Le rocce, che arrivano a quasi 600 m di quota, sono cinte da una fascia verde che risale compatta dal livello del mare e diventa più rada man mano che si sale verso l'alto. Le piante più robuste della macchia mediterranea, quali euforbie e lentischi, si celano infatti nelle vallette e negli altipiani che sorgono tra le varie cime del monte (dette "pizzi"). E' invece ad una vecchia leggenda che deve il suo nome l'Isola delle Femmine: si diceva infatti che su queste rive bellissime fanciulle si offrissero in premio ai guerrieri vittoriosi. La superficie dell’isola ospita un ricco patrimonio vegetale che comprende oltre 140 specie, in prevalenza erbacee.

Molto ricca è anche la varietà di specie animali e soprattutto di uccelli: da segnalare la presenza di una colonia di gabbiani reali mediterranei fra le più importanti del Tirreno. Tra le particolarità faunistiche dell'area va segnalata una specie degna di protezione che è possibile scoprire anche senza essere dei subacquei: il vermeto del marciapiede, bio-costruttore di piattaforme formatesi generazione dopo generazione dalla sovrapposizione dei gusci di questi molluschi e note appunto come "marciapiedi a vermeti", che bordano con un nastro continuo l'intero perimetro del litorale. Altra specie da protezione è l'anfiosso, un tempo comune lungo tutte le coste della penisola ed oggi sempre meno frequente a causa del degrado dei fondali e dell'inquinamento delle acque. Tra i pesci, ricordiamo soprattutto le grandi specie stanziali come le cernie, le corvine e i saraghi, ma non mancano specie di dimensioni minori come castagnole, donzelle, donzelle pavonine e i serranidi. Numerosa la presenza di Scorfani, (che raggiungono anche notevoli dimensioni), Seppie e Polpi, mentre tra i crostacei è assai comune l'aragosta.